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Occasioni Ar – Gli Scrigni


Se non fossero fatti
Per gridare nella neve
Ci sarebbero gli aironi?

Si avvicina la stagione invernale. Cinque diverse proposte per tenere alte le temperature degli animi, coltivare le proprie vocazioni sempreverdi o semplicemente regalare a ciascuno il suo.

-1. Scrigno 'Il Lupo'; euro 117,00 - prezzo solstiziale: euro 99,00

-2. Scrigno 'L'Alchimista'; euro 138,00 - prezzo solstiziale: euro 115,00

-3. Scrigno 'Il Soldato'; euro 91,00 - prezzo solstiziale: euro 75,00

-4. Scrigno 'L'Artista'; euro 119,00 - prezzo solstiziale: euro 100,00

-5. Scrigno 'Il Filosofo'; euro 45,00 - prezzo solstiziale: euro 39,00

 

1. Scrigno “Il Lupo”. Un cuore infiammato, una bianca spada sguainata e un lungo arco di legno giallastro

Comprende:

 “I lupi azzurri”, di Franco G. Freda
Il Fronte Nazionale è il sodalizio politico fondato da Freda nel 1990 e sciolto dal consiglio dei ministri nel 2000. Nei suoi dieci anni di attività si è occupato (e preoccupato) particolarmente delle questioni migratorie, riuscendo inquietante per la propria attitudine a prevedere. Questo volume, che ne raccoglie i documenti, dimostra come il F.N. abbia affrontato con due decenni di anticipo le urgenze di oggi, divenute ormai incontrollabili.

“Il Lupo del Lago nero”, di Ferdinand Ossendowski
Questi tre limpidi gioielli letterari descrivono l’indole di tribù arcaiche, dove l’innamoramento non è il facile e fatuo non plus ultra della passione, ma soggiace a ben più alti, abissali imperativi. Riti assoluti, figure essenziali, ministri inferi della catastrofe muovono insieme ad arcangeli della libera offerta di sé, agenti di perdizione totale si alternano ad agonisti di una altrettanto totale dedizione: il monaco nero, infausto profeta “di bragia” e Bibi-Enè, la soave tredicenne “prima moglie” kirghisa, offerta come dono incondizionato all’autore da Suliman, il capo tribù, in ricordo della salvezza dalla cancrena. Cacciatori e fedeli, spose e guerrieri, e, sullo sfondo, il Lago Nero, donde gli attori del drama vitae appaiono e dove torneranno, infine, scambiandosi forse le maschere per una nuova recita e giocando, trasfigurati da questa estrema luce di tenebra, a ritrovarsi.

Il Lupo Ar 2011
“[…] E’ nato così un lupo dalla fisionomia rapace, con un profilo allungato e fiero: quasi un dèmone impigliato nella materia.” Ar 2011: scultura zoomorfa di lupo elmato. Costituito da gesso ceramico sopraduro, questo manufatto è stato rifinito con una bronzatura acrilica. La scultura ha le dimensioni seguenti: altezza 23 cm.; profondità 28,5 cm.; base 16 cm.; peso 3.500 gr. (circa).  

2. Scrigno “L’Alchimista”. Cambiando sta fermo

Comprende:

“Il viso verde”, di Gustav Meyrink
Con l’agilità del grande narratore Meyrink sparge in questo romanzo, quasi un ‘racconto iniziatico’, nozioni sapienziali: la lettura de Il viso verde diventa analoga a una visione. Una potenza luminosa (numinosa?) irrompe nel crepuscolo dell’anima contratta del protagonista, Fortunat Hauberisser. Grazie anche all’integrazione con il suo doppio femminile, Eva van Druysen, egli può incontrare così occasioni propizie al compimento graduale del proprio risveglio spirituale.

“Giuliano Kremmerz”, di Piero Di Vona
“La storia della filosofia, se vuole veramente adempiere il suo compito, non può esimersi dall’essere anche storia delle idee. Kremmerz, tra tutti gli studiosi di magia e presunti maghi del nostro tempo, mi appare il più serio ed il più colto, e perciò degno di divenire un argomento di studio.” Così l’autore, in questo scritto dedicato alla figura di quell’erede di antiche scuole misteriche italiche che fu Giuliano Kremmerz.

“Gabazkuak”, di Dudù
Questa è un’avventura di prìncipi, anzi di briganti, anzi di filosofi. Ovvero è la storia e la descrizione vivida di ciascuna di tali figure, l’una separata dall’altra, ma l’una coincidente nel rango con l’altra. Se Adrasto, il principe protagonista del secondo racconto, si fosse trovato nelle condizioni di Umberto, il sanguinario e generoso bandito del primo, scommetteremmo che si sarebbe comportato nello stesso identico modo, desiderando fare il mondo a brani come lui. O se, al posto di entrambe le figure vagheggiate, ci fosse stato Giordano Bruno, il mago sacrificato ai suoi dèmoni. Per superiori meriti di stile (una scrittura di una bellezza violenta, che sommuove, atterrisce, incanta, istiga, rapisce), l’autrice ha avuto modo di penetrare la cortina delle fiamme in cui il nolano arse e di fare così la conoscenza di quei dèmoni, che sono i dèmoni del coraggio, della lucidità, della lealtà, della libertà. Dai loro abbracci e duelli nascono i grandi romanzi. Nascono anche i demonii – voi dite? Ebbene, dopo aver letto fino in fondo l’epilogo del meraviglioso Gabazkuak, il rischio non ci metterà troppa paura…

Il Lupo Ar 2011
“[…] E’ nato così un lupo dalla fisionomia rapace, con un profilo allungato e fiero: quasi un dèmone impigliato nella materia.
Ar 2011: scultura zoomorfa di lupo elmato. Costituito da gesso ceramico sopraduro, questo manufatto è stato rifinito con una bronzatura acrilica. La scultura ha le dimensioni seguenti: altezza 23 cm.; profondità 28,5 cm.; base 16 cm.; peso 3.500 gr. (circa).



3. Scrigno “Il Soldato”. Ben veggio, padre mio, sì come sprona/lo tempo verso me

Comprende:

“Diario dal carcere”, di Corneliu Z. Codreanu
“Avevo davanti a me l’eroe, nel senso mitico e storico della parola. C’erano in lui [Corneliu Zelea Codreanu] saggezza e coraggio, forza e bellezza fìsica di un semidio e, soprattutto, dalla sua fronte di marmo e dai suoi sguardi penetranti l’irradiazione così serena, in questo momento di pericolo, dell’anima del passato e della terra romena. [Il legionario di Codreanu] doveva essere un militante, un uomo impegnato con tutte le sue forze in un lotta totale, la cui posta era la trasformazione della Romania e degli stessi romeni. Quel che [a Codreanu] sembrava necessario per realizzare le sue idee di trasformazione radicale era, più che un partito, un movimento del tutto diverso, formato non da iscritti ma da credenti devoti e disciplinati, decisi a servire le loro idee tutti i giorni della loro vita e tutte le ore della loro giornata; non un’associazione politica ma una formazione militare o meglio un Ordine religioso.”


 

“Mein Kampf”, di Adolf Hitler
[Edizione integrale dei due volumi riuniti in un tomo unico. Pp. 402+400+inserto fotografico di 32 pagine, di cui 16 a colori su carta patinata lucida gr. 115; copertina cartonata con rivestimento in tela e impressioni in oro sul piatto anteriore e sul dorso; sovracopertina a colori su carta patinata plastificata.]
Il Mein Kampf è interamente percorso da un Feldgeschrei: il grido di guerra contro la decadenza e per l’allevamento dei migliori esemplari umani. Un libro leggendario, l’ultima delle classiche “grandes oeuvres politiques” europee – prima che sparissero, annientate dalla propria stessa estenuazione, l’Europa, la politica e pure le grandi opere filosofico-letterarie.

“Un amore in guerra”, di Riccardo Bacchelli
“Pensava che tutta la vita è simile a quel suo mestiere di disegnar strade senza capo, confuse nella morte”. Così sentiva Enrico De Nada, barone napoletano prestato alla caccia bellica, nei dintorni di Caporetto. Così vibrano le parole spiccate con cui Bacchelli è riuscito, in questo assoluto capolavoro letterario - libro nel libro de La città degli amanti -, a dire della consanguineità tra amore e guerra. La guerra. La “guerra del badile”, scavare trincee, resistere, resistere, attaccare senza speranza, e, come interludio, vedere la testa del proprio amico sbalzata da un colpo di artiglieria, vedere ogni minuto la vita precaria in grembo al caso. La guerra ancora nell’azzardo livido della ritirata. Dove, braccato, De Nada inciampa nella grazia di Cecchina Gritti, quando è troppo cieco e troppo stanco per opporre le proprie cautele all’amore. Divampa la passione clandestina tra i due: la resa dell’una all’altro, dell’uno all’altra: ancora guerra. E il soldato, che ora non crede a nulla se non ai miracoli, non ha cambiato mestiere. Prosegue nell’avventura umana, disegnando strade senza capo, confuse nell’amore.

4. Scrigno “L’Artista”. Solo perché esisto/ sono qui -/ tra la neve che cade

Comprende:

“Il regime dell’arte”, di Adolf Hitler
Per comunicare le aspirazioni del proprio regime, Hitler intese affidarsi a un’arte che risultasse solida, netta, estroversa, ’biologicamente corretta’. Nei discorsi qui raccolti, il Führer chiamava a sé gli arditi del pensiero e del pennello, della parola e della visione, della previsione e del ricordo: perché l’effusione estetica potesse ritornare ingenua e schietta, ovvero classica, e si concentrasse unicamente sulla grande ambizione di “volgere la realtà in figura, vale a dire in destino.”

“In excelsis”, di Nikolaj Roerich
Nikolaj K. Roerich, in fuga dal tempo nel suo viaggio verso le cime del mondo, l’Himalaya, è artista vero, è vero sapiente, non ha smarrito la via della bellezza, la Via. Qui non c’è nemmeno il rischio di non cogliere ciò che fa dell’arte arte, come con le geometrie di un Kazimir Malevič, che solo una profonda competenza tecnica permette di riportare alla Grecia arcaica (alle linee schematiche, germinali, della prima e più aumana pittura vascolare ellenica). Qui basta guardare. Basta tacere e guardare. Fermarsi e guardare. Dimenticare l’estetica del brutto e guardare. Lasciarsi scivolare via l’angustia, le contrazioni dell’anima, il fango e il loto. E guardare. Contemplare. Ci sono gli astrattisti, i futuristi, i dadaisti, l’arte pop, il decostruttivismo, la transavanguardia… Ebbene, ora, con Roerich, aggiungeteci i miracolosi.

“Gilles” di Pierre Drieu La Rochelle
“Un bel morir tutta una vita onora” e Drieu – artista di buon gusto, come questo Gilles che gli permette di raccontarsi con discrezione – non mancò l’appuntamento. Da romanziere aveva scoperto l’inganno della letteratura: parlare quasi sempre e quasi solo di ciò che è di mediocri dimensioni e tacere con ostinazione la vera grandezza, fosse dolcissima oppure terribile. Da uomo aveva subìto e patito i mille condizionamenti di una navigazione pasca liana in mari inospitali. Da ribelle aveva ritenuto di eludere e l’uno e l’altro scacco, pretendendo di cantare e descrivere ciò che è eroico, forte, sano, immite; imponendo come condizione al proprio vivere l’accesso all’epopea. La guerra e l’eresia fascista lo accontentarono.”


“I cinque sensi”, di Fiammetta Oselladori
Un racconto per ciascuno dei cinque sensi. Fiammetta Oselladori riproduce, con la mediazione di due giovani maschi nascosti sotto una grata a guardare i tesori delle femmine, la potenza e la seduzione della vista; in una studentessa stordita dai dialoghi erotici del vicino di casa, che le giungono attraverso la parete, l’imperio dell’udito – e così via, cambiando, di volta in volta, genere, tempo, atmosfera, stile. La massaggiatrice che usa, sapientemente e misteriosamente, una mano sola; una lingua che, da suono inanimato, diviene viva e penetrante; un paesaggio mediterraneo tutto intriso di odori, di fantasmi, di persone che sono effluvi, di effluvi che sono correnti mistiche, di estasi che sono il cantico senza parole della carne e dei sensi.

5. Scrigno “Il Filosofo”. Anima colta è quella cui interessano verità che non si possono utilizzare

Comprende:

“L’anticristiano”, di Friedrich Nietzsche
Con il titolo di L’anticristiano, è apparsa nella collezione ‘Alter ego’ che raccoglie i testi di Friedrich Nietzsche, la prima traduzione italiana con testo a fronte di Der Antichrist. La presenza dell’originale tedesco obbedisce non a intenti decorativi, ma al proposito di consentire al lettore italiano quel rimando immediato alla scrittura autentica di Nietzsche, che favorisce la lettura più fluida, più articolata – quindi più profonda e vera – delle sue considerazioni.

“Pensieri antimoderni”, di Nicolás Gómez Dávila
Una antologia degli aforismi di Nicolás Gómez Dávila tratta dai cinque tomi dell’originale spagnolo. In Italia si conoscevano solo le considerazioni del primo di tali volumi: il resto era inedito. Le gemme raccolte da Ar mostrano un crescente radicalizzarsi dei sentimenti del pensatore colombiano, che, negli anni, perfeziona la propria distanza dalle illusioni mondane. Pensieri antimoderni è il libro d’ore da raccomandare, sopra ogni altro, a tutti i devoti del Ritorno. Oltre, più in alto di quel timbro, di quella tempra, di quella grazia, solo il silenzio. O Dio.

“Platone. Lo Stato secondo giustizia”, di Franco G. Freda
Questo studio su Platone, animato dall’intento di illustrare la via per cui l’uomo viene a farsi divino, guarda alla ‘teologia’ etico-politica che il filosofo greco insegna ne Lo Stato. Tale opera rappresenta, per l’autore, un frutto particolare, maturato nel clima storico, di una pianta del sapere dalle radici meta-storiche. Così l’idea di giustizia – su cui si fonda, per Freda, la metafisica della politica – risulta essere non una elaborazione utopica di Platone, ma l’eco e la proiezione di princìpi cui la visione ‘tradizionale’ dell’esistenza rimanda e si richiama.